martes, 5 de abril de 2016

Venticinque anni in nero



Appunti e video di Andrea Carlo Cappi


Questa primavera compio venticinque anni. Come scrittore. In effetti, quando ne avevo sul serio venticinque, ero solo un aspirante scrittore. Poi, a ventisei e mezzo mi venne offerto per la prima volta di farlo a livello professionale ed è da quel momento che comincio il conteggio della mia attività. Anche se era da quando avevo sei anni che volevo diventare uno scrittore (di gialli) e dall'età di tredici che avevo cominciato a raccogliere un archivio di ritagli su crimini, intrighi internazionali e storie di spionaggio, una parte del quale sarebbe sfociata nel 2010 nel volume Le grandi spie. E anche se già a fine anni Ottanta un mio romanzo era andato in lettura a Segretissimo Mondadori ma - giustamente, con il senno di poi - non era arrivato alla pubblicazione; aveva lasciato però un buon ricordo in uno di coloro che lo avevano letto e di cui poi sarei diventato collega, lo scrittore Stefano Di Marino.
Fu nel 1991 che imparai una cosa fondamentale: scrivere pensando a un pubblico anziché al cassetto fa scattare un meccanismo interessantissimo, un senso di responsabilità che permette di giudicare quello che si scrive con la stessa severità con cui si valuta un testo scritto da altri. Una tecnica che applico sempre a me stesso. Con questo, non è che si possa piacere a tutti, ma di solito si riesce a non deludere i propri lettori.
E fu nel 1991 che, ripercorrendo appunti e racconti scritti nel passato, trovai un bagaglio di trame e persino colpi di scena che nemmeno ricordavo di avere concepito. Lo stile delle mie storielle giovanili lasciava a desiderare, ma le trovate riuscivano a sorprendermi. Così, tra idee vecchie e nuove, si consolidarono vari universi narrativi. Tra cui quello più esteso, che oggi i lettori chiamano Kverse e che comprende le storie con Carlo Medina, Mercedes "Nightshade" Contreras e Rosa "Sickrose" Kerr, ma anche racconti e progetti narrativi con altri personaggi.
Uno di questi si fa chiamare Black e non dovrebbe essere passato inosservato a chi ha letto il romanzo Agente Nightshade - Bersaglio ISIS, pubblicato in Segretissimo sotto lo pseudonimo François Torrent nel settembre 2015. Lui in realtà è stato concepito la prima volta nel 1979, quando volevo a tutti i costi un personaggio che assomigliasse a Shaft il detective. Ed è rinato tre anni fa in un racconto scritto a seguito di un'ispirazione improvvisa. Era un po' diverso e molto più evoluto e complesso, rispetto alla sua versione originaria. Sembrava piuttosto interessante.
Così in questi ultimi tre anni ho continuato a lavorare su di lui, fino a scoprire tutta la sua storia, che potrete conoscere attraverso Black, una miniserie di racconti che avrà inizio giovedì 7 aprile sul webmagazine Fronte del Blog e sarà un appuntamento settimanale per tre mesi, e nel primo romanzo interamente dedicato a lui, Black and Blue, pubblicato ora da Cordero Editore. Non dico che sia il più bel libro che io abbia mai scritto, ma posso affermare di averci dedicato tempo, energie e sentimenti, al ritmo delle musiche di Signor Wolf Funk Exp che ora fanno da colonna sonora ai video promozionali. Dopo venticinque anni, volevo ancora una volta proporre ai miei lettori qualcosa di diverso. Buon divertimento, spero.
A cominciare dall'appuntamento a Milano il 7 aprile alle 21.30 al Balubà (via Carlo Foldi 1, vicino a piazza S. Maria del Suffragio) che aprirà appositamente per la serata in cui Andrea G. Pinketts e Stefano Di Marino presenteranno Black and Blue.


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